Ntombi, la ragazza del mare

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NTOMBI, LA RAGAZZA DEL MARE

Traduzione a cura di Margaret Petrarca

 

 

© Il diritto d’autore di questa traduzione è protetto dall’art. 4 della legge 22 aprile 1941, n. 633 e dall’art.7.

La letteratura postcoloniale prende vita reagendo a un numero infinito di stimoli, tra cui quelli provenienti dalla cultura europea, imposta, e quelli legati alla cultura locale dei Paesi un tempo colonizzati. Se conosciamo bene i vari aspetti della prima, potremmo non dire lo stesso della seconda. Per questo motivo mi pare interessante e necessario soffermarmi sul folklore, inteso come “un complesso generico di materiali della tradizione (miti, leggende popolari, racconti, proverbi, indovinelli, superstizioni, giochi, ecc.) trasmessi oralmente o con l’esempio da persona a persona”, dei vari Paesi africani. Spero, in questo modo, di creare un contatto tra noi, lettori europei, e un tipo di letteratura popolare africana, oltre a quello con le letterature contemporanee e propriamente postcoloniali, con cui in realtà potremmo avere più dimestichezza.

Con tali obiettivi, vi propongo la mia traduzione di un racconto della Repubblica del Congo, Paese colonizzato dai francesi nel 1891 e diventato indipendente nel 1960. Esso presenta diversi elementi stranianti per un lettore europeo. Innanzitutto, i nomi dei personaggi, come Bakabaka, Salukazi e Ntombi, di origine bantu, sottofamiglia di lingue africane chiamate anche “Niger-Congo”. In particolare credo si tratti di vili, una lingua parlata lungo il litorale del dipartimento del Kouilou. Qui infatti la Repubblica del Congo si affaccia sul Golfo di Guinea, dove probabilmente è ambientato il racconto. Difatti, la protagonista, a mio avviso, riprende il nome dal fiume Ntombo, che scorre poco lontano dal Golfo, a cavallo tra la Repubblica del Congo e la Repubblica Democratica del Congo.
Oltre a questi fattori puramente linguistici, altri aspetti culturali estranianti per un lettore europeo sono il cannibalismo e quanto associato a esso, come la magia o la fisionomia dei cannibali (di cui è risaputo, come si sostiene nel racconto, che hanno una gamba sola). Il cannibalismo, infatti, è presente in molte fiabe di origine africana, per cui la sua presenza in questa storia non deve destare stupore.

Tutti questi elementi, estranianti o meno, convergono per enfatizzare la morale della fiaba, ovvero prevenire i bambini sui pericoli del mare, mettendo in scena le insidie che esso nasconde.

Ntombi, la ragazza del mare

Una ragazza di nome Bakabaka viveva in un villaggio in riva al mare. Amava molto il mare: passava tutto il giorno a fare il bagno, sentendosi più a suo agio nell’acqua che sulla terra ferma.

“Non sposerò mai un uomo che vive lontano dal mare”, si riprometteva Bakabaka. E, in effetti, sposò un giovane uomo che viveva, anche lui, in un villaggio in riva al mare.

I giorni passarono e Bakabaka mise al mondo una bambina, che chiamò Ntombi. Quando lavorava nei campi, portava Ntombi con sé. La affidava al mare così che la piccola non la disturbasse mentre lavorava. Il mare si occupava bene della piccola. Le onde giocavano con lei e Bakabaka dava loro fiducia come alla più attenta delle bambinaie.

Un giorno, però, il mare non riportò la piccola Ntombi alla madre. Inutili furono i lamenti e le accuse che questa rivolgeva a se stessa per la leggerezza con la quale aveva affidato la sua bambina a quell’elemento traditore. La piccola scomparve senza lasciare tracce.

Non era affogata. Il mare l’aveva portata lontano fino alla riva di un villaggio straniero. La notte cominciava a cadere. La bimba se ne stava allungata sulla sabbia e chiamava la madre. Invano. Nessuno rispondeva.

All’improvviso, una strana vecchietta apparve sulla riva. Avanzava saltando: era una cannibale e si sa che i cannibali hanno una gamba sola.

La vecchia saltò fino ad arrivare a lei e le chiese:

– Chi sei?

– Sono Ntombi, il mare mi ha portata qui.

La vecchia scosse la testa:

– Vedo che non sei di queste parti. Le persone di qui hanno una gamba sola, perché sono cannibali. Anche io sono cannibale e mi chiamo Salukazi. Ma non aver paura: non ti mangerò e non permetterò a nessuno di farti del male!

Salukazi e Ntombi se ne andarono insieme al villaggio dei cannibali. Al loro passaggio, gli abitanti uscivano dalle loro capanne e si leccavano i baffi vedendo quella bambina bella paffuta.

Salukazi gridò loro:

– Questa bambina non è per voi! Chiunque oserà alzare un dito su di lei, dovrà vedersela con me!

Dicendo così, la vecchia alzò le braccia e mormorò delle parole incantatrici: “Khlvi, khlvi, khlvi, vokhlo, vokhlo, vokhlo!”.

Un tornado, una pioggia e una tempesta terribili si abbatterono sul villaggio, buttando a terra gli uomini, strappando via i tetti dalle capanne. Gli elementi non si calmarono finché la vecchia non abbassò le braccia.

Salukazi era una maga molto potente che sapeva invocare la pioggia e il vento. Gli uomini la temevano e nessuno osò toccare la piccola Ntombi.

Gli abitanti del villaggio si dicevano: “Non fa niente. Salukazi prima o poi morirà. Nel frattempo, Ntombi crescerà, ingrasserà e noi ci faremo una bella scorpacciata!”.

Cinque, dieci, quindici anni passarono. Ntombi si era trasformata in una bella ragazza e Salukazi in una vecchia calva che non usciva più di casa. Ntombi se ne prendeva cura come se fosse la sua vera nonna, mentre Salukazi le insegnava trucchi di magia. Le persone la temevano comunque, tant’è che nessuno osava fare del male a Ntombi. Ma era solo questione di tempo: aspettavano con impazienza la morte della maga per abbuffarsi della carne arrostita della ragazza. Le donne iniziarono già a raccogliere la legna e innalzare un grande rogo.

– Perché raccogliete così tanta legna?, si informò Ntombi.

– Salukazi potrebbe morire da un giorno all’altro, – risposero le donne, – bisogna preparare dei funerali degni di lei.

Salukazi non era una sciocca, così disse a Ntombi:

– Non è vero. Aspettano la mia morte per arrostirti e mangiarti!

Ntombi uscì dalla casa, alzò le braccia e mormorò alcune parole magiche: “Khlvi, khlvi, khlvi, vokhlo, vokhlo, vokhlo!”.

Una pioggia e un temporale terribili si abbatterono sul villaggio, facendo cadere gli uomini, strappando i tetti dalle capanne e sparpagliando la legna del rogo nei quattro angoli del mondo.

Spaventati, gli abitanti del villaggio si inginocchiarono davanti alla ragazza, che si recò dalla vecchia per vantarsi della sua prodezza:

– Non mi succederà niente. La gente ha paura di me.

La vecchia scosse tristemente la testa:

– Forse hanno paura, ma sono tanti. Tu non puoi scatenare tempeste tutti i giorni. Devi partire prima della mia morte.

Ntombi gridò:

– Non partirò, nonna, senza averti prima chiuso gli occhi!

Salukazi rispose:

– Se vuoi che io muoia tranquilla, partirai questa stessa notte.

Dicendo questo, si alzò dal letto e prese da sotto la stuoia su cui riposava un corno d’antilope. Lo tese alla ragazza, dicendole:

– Questo corno magico ti condurrà a casa. Il mare ti porterà fino al tuo villaggio, da cui ti ha strappato tanti anni fa.

Ntombi finì per obbedire. Disse addio, piangendo, alla sua nonnina cannibale e approfittò del buio della notte per fuggire dal villaggio. Corse fino al mare, si gettò tra le onde, con il corno magico in mano, e si lasciò condurre dai flutti.

La vecchia Salukazi morì nella notte. Al mattino, gli abitanti del villaggio trovarono la sua salma, ma Ntombi era scomparsa senza lasciare traccia.

Il mare condusse Ntombi lontano e la depositò sulla spiaggia vicina al suo villaggio natale. Stupita, Ntombi si guardò intorno. Vide una donna che si dirigeva dritto verso di lei.

– Chi sei? Come sei arrivata fino a qui?, le domandò.

La ragazza rispose:

– Sono Ntombi e il mio villaggio natale dovrebbe essere questo.

La donna cacciò un grido di gioia e le si gettò al collo. Era sua madre Bakabaka.

Tutto il villaggio si rallegrò del ritorno di Ntombi. Bakabaka ringraziò il mare per averle riportato sua figlia, ma non si fidò più di lui come prima, guardandosi bene dall’abbandonargli senza sorveglianza i suoi figli e i suoi nipoti.

 

 

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